Recensione minima dell’ultimo libro di Roberto Cotroneo, Lo sguardo rovesciato edito da Utet.

Lo sguardo rovesciato è l’ultimo libro (edito da Utet) di Roberto Cotroneo. L’ho preso quasi casualmente. Era esposto sullo scaffale delle novità, ho letto poche righe ed ho subito capito che l’argomento era interessante.

Mi ero ripromesso di fare una recensione completa, ma ho desistito. Mi limito solo a riportare un pensiero dell’autore: «Un tempo milioni di fotografie venivano trattate in pochi laboratori dove i processi di sviluppo e stampa erano automatici e in serie. Solo i professionisti utilizzavano laboratori costosi. Per cui le fotografie delle persone comuni venivano come venivano. Ma quel venire come viene, quegli errori di sviluppo e stampa, quelle pellicole poco efficaci che portavano a risultati che un fotografo anche solo appassionato ma esigente avrebbe trovato inaccettabili, oggi sono qualcosa da ricercare, da applicare, da volere. Sono i paradossi di un mondo senza memoria che sposta nel presente qualsiasi cosa. E che il passato lo vive come applicazione estetica».

Ecco che ritorna un pensiero a me caro, quello che accomuna fotografia e memoria. Penso che solo questa citazione possa bastare, al di la delle mie parole, a far capire quale sia l’importanza dell’argomento trattato da Cotroneo. Vivere «il passato come applicazione estetica» è rinunciare a noi stessi.

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