Valore, relazione e consigli. Ecco le carattaristiche per una buona presentazione

Ti ricordi di Steve Austin, astronauta? Era il personaggio di una serie tv degli anni ’80, L’uomo da sei milioni di dollari. Sono trascorsi trentasei anni e già allora era chiaro il significato di biografia personale. Cosa che, oggi, sembriamo aver perso. La sigla del telefilm cominciava così:

«Steve Austin, astronauta. Un uomo vivo per miracolo. Signori, lo possiamo ricostruire, abbiamo adeguate conoscenze tecnologiche. Esiste attualmente la possibilità di creare il primo uomo bionico. Steve Austin sarà un essere nuovo, diverso dagli altri». «Migliore?» chiede il capo di Austin. «Sì, più forte, più veloce», risponde lo scienziato addetto alla ricostruzione del colonnello.

Dicevamo, trentasei anni fa (ma anche prima) era già chiaro il senso di una presentazione. Il nome, innanzitutto: Steve Austin. Poi, la qualifica: astronauta. Subito dopo il contesto e il problema da risolvere: Un uomo vivo per miracolo. Ancora, la soluzione del problema e i titoli necessari: Signori, lo possiamo ricostruire, abbiamo adeguate conoscenze tecnologiche…». Il vantaggio offerto al cliente: «Sarà un essere nuovo, diverso dagli altri. Più forte, più veloce».

Qual è, quindi, il succo di questa presentazione? Al cliente si offre valore: non l’elenco di tutti i titoli che hai conquistato, ma come questi titoli siano utili alla vita del cliente. Inoltre, e non è un aspetto secondario, la short bio (o biografia personale) è fondamentale per l’indicizzazione. Un conto è compilare un profilo inserendo solo nome, cognome e titolo, un altro è compilarlo aggiungendo una ben curata biografia personale con le dovute chiavi di ricerca. Sbagliare o, peggio, non compilare la biografia, vuol dire essere una goccia in mezzo al mare: uguale a tutto il resto e, in altre parole, irriconoscibile.