Storytelling e nostalgia. L’immaginario dei cartoni anni ‘80

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Ecco una carrellata di alcuni anime sbarcati in Italia a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Nella prossima puntata i disegni animati dedicati al mondo femminile.

Erano le quattro del pomeriggio e il mio viso era illuminato dal televisore. Ero immerso nel mio mondo. Poi una voce, da una realtà esterna, mi richiamò in modo deciso: «Forza, studia. Sei grande per guardare i cartoni». Avevo solo otto anni. La voce era quella di mio padre.

Pensavo a questa scena quando l’altra sera, su youtube, riguardavo le sigle di alcuni cartoni animati. Eh sì, mi piace ritornare in quel mondo, nell’immaginario che ho costruito da bambino., circa quarant’anni fa.

Goldrake, sullo sfondo astronave di Ulisse 31
Goldrake © Massimiliano Palumbo

Riascoltando quelle canzoni mi sentivo a casa, ma provavo anche nostalgia per un mondo che non c’è più. Sentimenti a parte, ho poi pensato che quelle sigle fossero autentico storytelling, perché erano in grado di creare un mondo e di richiamare verso un destino. Chissà se i cartoni di oggi funzionano allo stesso modo.

Non credete anche voi che quelle sigle (testo e musica) fossero in grado di creare mondi e di richiamare verso un destino? Seguitemi, ne analizzeremo quattro, pescate a caso. Il caso che, per me, ha deciso l’algoritmo di youtube.

 

Gundam

La sigla comincia mostrando il pianeta terra visto dallo spazio. L’immaginazione vola quindi verso spazi immensi, irraggiungibili. Le prime strofe: «Eccoci, siamo amici tuoi». Primo tema: l’amicizia. Poi: «Eccoli, che ci assalgono». Secondo tema: il male, il nemico da battere. E ancora: «Non aver paura mai perché qui c’è chi pensa a te».Terzo tema: la protezione dal male.

Da una dimensione collettiva, quindi da «eccoci, siamo amici tuoi», si passa a quella della responsabilità personale: «Amici miei sono Peter Rei, comandante del Robot. Sono io, il ragazzo che ai nemici dice no». Ecco quindi un immaginario che rimanda allo spazio e alla lotta tra il bene e il male che viene da mondi lontani.

 

Babil junior

Le prime immagini mostrano una nebulosa a spirale, un sole e altre immagini dello spazio. Quindi già visivamente c’è riferimento a qualcosa di grande, che va oltre un orizzonte quotidiano. Le prime strofe: «Babil junior, pugni stretti, contro la follia». Ancora una volta si comincia descrivendo il male e la tensione per sconfiggerlo. A differenza di Gundam c’è una dimensione da super eroe invincibile, non umano. Ma c’è un forte richiamo a dimensioni come il tempo: «Babil junior, contro il tempo, più veloce va…». E poi il richiamo a una dimensione che va oltre la vita quotidiana: «Un destino è stato scritto per lui e le stelle non si sbagliano mai». Ed ancora un richiamo a una dimensione alta: «Vola nel cielo, nello spazio e nel mistero».

Cielo, spazio e mistero. Sono tre parole che fanno mancare il fiato. Ed anche se Babil junior è un super eroe, non manca la dimensione della responsabilità nonostante i limiti: «Babil junior è un ragazzo, ma non tremerà. Se la terra in pericolo è, e nessuno per difenderla c’è, come il vento arriverà». La sigla prosegue parlando della lotta tra «potere» e «libertà». E ancora: «Nell’infinito, nel futuro e nel passato». In una sigla vengono menzionati termini come destino, mistero, cielo e libertà. Niente male come immaginario da proporre a dei bambini.

 

Ulisse 31

Questa volta non c’è solo la lotta tra buoni e cattivi, ma tra l’uomo e gli dèi, tra l’uomo e il viaggio. Ripensandoci ora, dopo molti anni, mi colpisce il fatto che Ulisse 31 si rifacesse all’Odissea di Omero, storytelling per eccellenza. E mi colpisce che questo immaginario al confine tra antica Grecia, spazio, dèi, uomini, viaggi ed eroi fosse proposto a dei bambini.

Ovviamente ci sono altri cartoni che non hanno a che fare con guerre, spazio e infinito. Basti pensare ad Hello Sandybell. Ma questa è un’altra storia. Al momento mi limito solo a dire che, nonostante Sandybell avesse perso il padre e dovesse combattere ogni giorno contro mille difficoltà (la ferita dell’eroe), la sigla del cartone rimandava comunque a un destino da compiere: «C’è una strada nella vita scritta nelle stelle…»

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