Il Destino conteso: storie contro algoritmi

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Viaggio nel futuro: le storie sfidano la dittatura della tecnologia. L’umanità è a un bivio. Chi vincerà?

L’evoluzione tecnologica sta trasformando il nostro modo di vivere e lo sta facendo in modo profondo e veloce. La rapidità con cui questo sta avvenendo non è più lineare, come è avvenuto nei secoli passati, ma esponenziale. Le ripercussioni sul piano economico, sociale e psicologico saranno notevoli. Assistiamo, infatti, a un dibattito incentrato sul chi o cosa saremo, cosa faranno i robot, cosa farà la scienza.

Il «chi siamo» dell’umanità sembra essere legato a doppio filo a ciò che potremmo fare. Mentre il «chi siamo» profondo, quello della filosofia, della psicologia, ma anche delle neuroscienze, è relegato in secondo piano. È come se vivessimo una dittatura della tecnologia. Oggi più che mai, invece, è urgente intraprendere un viaggio interiore verso il sé dell’umanità.

Stiamo scrivendo la storia della fine? La fine di tutto, della vita come la conosciamo: la fine del lavoro, la fine del sesso, la fine dei soldi. In libreria gli scaffali annunciano di continuo la fine di qualcosa, anche dell’Uomo. Quelle pagine immobili, pressate tra di loro e prive di vita, in realtà raccontano di una vita in rapido mutamento. Ma la fine non è ancora giunta. È un po’ come in alcune narrazioni o nei libri sacri: l’Uomo è simile a un profeta a cui la divinità svela prima il futuro e poi assegna la missione: «Ecco cosa accadrà, quindi va e avverti gli altri».

«Esistono due modi equivalenti ed eterni di guardare questo nostro mondo crepuscolare – affermava G. K. Chesterton -: possiamo vederlo come il crepuscolo della sera o come il crepuscolo del mattino». Qual è, quindi, la sfida a cui l’umanità deve prepararsi? In che modo dobbiamo guardare «questo nostro mondo crepuscolare»?

La vera sfida non sarà quella di trovare un nuovo algoritmo, ma quella di dare un senso alla vita e al destino dell’Uomo. Perché la tecnologia che ci sta trasformando lo sta facendo risolvendo problemi, ma senza considerare le nostre domande più profonde.

«La mentalità corrente, infatti, promette una vita con meno disagi e svantaggi, una vita priva di preoccupazioni. Quello che prima era difficile ottenere, che richiedeva un grande sforzo, sia fisico che mentale (…) è diventato per noi sempre più facilmente accessibile. Con l’avanzare del progresso saremo in grado di eliminare tutti gli elementi di tali disagi e svantaggi. E alla fine di questa strada cosa potrebbe diventare la felicità? Alcune persone sostengono che, se questo accadrà veramente (…), allora ciò che otterremo non sarà la
felicità, bensì la noia». Amica della noia è la solitudine, porta d’accesso per
la depressione (Bauman, 2017).

 

Se cambia il lavoro, cambia il tempo.

Il racconto del futuro comincia dalla fine del lavoro. Se cambia il lavoro cambiano i rapporti sociali e politici. Cambia il nostro rapporto col tempo. Non ci saranno solo fabbriche senza operai, ma anche «aziende senza manager». Il processo è in atto. Le imprese che già operano senza funzionari sono diverse e tutte di successo: Medium, Threehouse, Morning Star e Automattic, l’azienda madre di WordPress, sono solo un esempio di un gruppo più ampio. Il funzionamento di queste società è affidato ai dipendenti e si basa su principi di trasparenza e libertà. Si da molta importanza al lavoratore e al modo in cui impiega il suo tempo, anche quello libero (Morgan, 2014).

Tutto bello. Ma un’onda veloce e gigantesca sta per arrivare sulle spiagge dell’umanità: è l’ondata dell’automazione. Anche in questo caso il futuro sembra essere già presente, come se avesse lasciato delle tracce, dei modelli in scala che cresceranno man mano che alcuni fenomeni si svilupperanno. Un segno del futuro è la progressiva perdita, da parte dei lavoratori, degli incrementi di produzione dovuti alle macchine.

Già oggi finiscono tutti o quasi nelle tasche dei proprietari delle società o degli investitori. Ma c’è di più: da strumenti usati per aumentare la produttività, le macchine diverranno lavoratori esse stesse (Ford, 2015). Non cambierà solo il lavoro, quindi, ma anche l’economia. E, se i robot svolgeranno molti lavori che al momento sono svolti dagli uomini, questo influirà anche sulla formazione scolastica. Non sarà più necessario, infatti, studiare per svolgere determinati mestieri.

Il futuro sarà solo una catastrofe occupazionale? No. Sarà molto di più se è vero, come scrive Alec Ross, che «l’istinto diventa un algoritmo». La frase si riferisce al contributo che i big data possono dare all’agricoltura su scala mondiale. Ma è naturale pensare che se gli algoritmi potranno guidare un trattore meglio di un uomo, questo principio può essere applicato ad ogni realtà umana.

Intendiamoci sul significato di guidare: non si tratta di accendere il motore, innestare la marcia e poi girare lo sterzo. Si tratta invece di raccogliere informazioni mentre si attraversa il campo e, tramite software, dialogare con dei satelliti. Risultato: la macchina saprà, meglio del contadino, come e dove dosare fertilizzanti, anche zolla per zolla. Questa tecnologia potrebbe aiutare miliardi di persone, nel mondo, a combattere la fame. Potrebbe.

 

Algoritmi, ovvero come ti calcolo la Vita.

Ma davvero gli algoritmi sapranno fare tutto meglio degli uomini? In futuro, probabilmente sì. Al momento, pare di no. O comunque no in alcuni settori. Ogni giorno, grazie alla tecnologia, miliardi di informazioni vengono prodotte e elaborate per i motivi diversi. Ma tutti questi numeri non influenzano il comportamento delle persone, anche se il cervello si nutre proprio di dati per comprendere la realtà.

Il motivo: il cervello dell’uomo è la conseguenza di milioni di anni, mentre la mastodontica produzione di dati è il frutto di poche decine di anni. E il cervello non calcola come una macchina, ma applicando un elemento che ci rende umani: quello delle emozioni (Sharot, 2017).

A proposito di Big data, un’altra studiosa, Cathy O’Neil è arrivata a definirli «armi di distruzione matematica: aumentano la diseguaglianza e minacciano la democrazia». È tutto vero? In parte, perché la matematica è un potente strumento al servizio dell’umanità. Ma queste parole ci mettono in guardia: avere a disposizione uno strumento potente senza però avere chiaro il destino a cui si vuole tendere, può creare problemi profondi. Ed oggi, l’uomo, ha a disposizione strumenti infinitamente più potenti rispetto al passato.

Sempre la O’Neil: «Le applicazioni matematiche che facevano girare l’economia dei dati (…) avevano codificato il pregiudizio umano (…). Come fossero divinità, questi modelli matematici erano misteriosi e i loro meccanismi invisibili a tutti, tranne ai sommi sacerdoti della materia». Insomma, se usati male, gli algoritmi possono gestire le masse, i poveri, ma non i ricchi. Come alcuni programmi usati dalla Polizia per la prevenzione dei reati: secondo la studiosa statunitense si concentrano solo sui piccoli reati, quelli commessi dai poveri, ma non riguardano i crimini che possono commettere i colletti bianchi.

Funziona così: i dati relativi alla criminalità vengono inseriti nel programma. Questo elabora la mappa dei luoghi a più alto rischio. La polizia, quindi, invia pattuglie in quelle zone. Ed è soprattutto da queste che continueranno ad arrivare i dati, alimentando così la convinzione che il crimine provenga solo dai quartieri poveri e che consista solo in certi tipi di reati.

 

Sesso, Dna e i padroni del destino.

L’ho scritto all’inizio, il futuro porterà anche la fine del sesso e questo avrà a che fare direttamente col nostro destino. Secondo alcuni tutto dovrebbe avverarsi tra venti o quarant’anni. La maggior parte delle persone non ricorrerà più al rapporto sessuale per concepire i propri figli. La fecondazione avverrà in vitro. Il Dna degli embrioni così generati sarà poi sequenziato e analizzato. In breve, gli esseri umani (ma solo quelli con una buona copertura sanitaria) cominceranno a selezionare consciamente e consapevolmente le variazioni genetiche dei figli (Greely 2016). In altre parole, conoscere e intervenire sul Dna durante la fecondazione in vitro vuol dire intervenire sul destino di un uomo con tutte le implicazioni del caso, positive e negative.

 

Il potere delle storie.

Ed allora, cosa ne sarà dell’Uomo? Dipende da quale narrazione saprà fare di Sé. «La trasformazione del regno dipende da tutti noi. Comprendere questo ci porta a superare l’atteggiamento competitivo in direzione di un impegno a rendere più forti noi stessi e gli altri» (Pearson 1991). E a proposito di storie e del loro potere trasformatore, concludo proprio parlando di un film tratto da una storia vera: Sully, il comandate della Us Airways che nel 2009 ha salvato i passeggeri del suo volo praticando un ammaraggio nel fiume Hudson.

Il regista (Clint Eastwood) mostra come la commissione creata per indagare sull’incidente era tutta concentrata nel trovare l’errore umano. Per dimostrare la loro tesi, gli ispettori commissionarono simulazioni al computer e al simulatore di volo. I risultati raggiunti davano torto a Sully, Chesley Sullemberger, ma il comandante (interpretato da Tom Hanks) aveva invece ragione. I dati inseriti per i calcoli erano sbagliati perché, proprio come spiega O’Neil, erano basati su un pregiudizio: la macchina non sbaglia, l’uomo sì. Il pilota risponde così alle accuse: «Nelle simulazioni avete eliminato ogni straccio di umanità. State cercando l’errore umano, allora fate gli umani».

Uno degli ispettori incalza: «Abbiamo ascoltato esperti e fatto simulazioni, ma se si leva lei dall’equazione, i conti non tornano». Il comandante: «Non sono d’accordo. La X dell’equazione non sono solo io, ma tutti noi (equipaggio, soccorritori eccetera). Lo abbiamo fatto insieme». Ecco, nella parola insieme potremmo trovare la soluzione all’enigma del futuro. Il successo di Sully è stato la conseguenza dell’umanità di ogni persona coinvolta nella vicenda. Tutte quelle persone non hanno cercato un freddo tornaconto, ma hanno lavorato per la salvezza di tutti.

 

 

Riferimenti bibliografici

Bauman Z. (2017). Meglio essere felici. Roma: Castelvecchi.

Chesterton G. K. (2001). L’imputato. In difesa di ciò che c’è di bello nel brutto del mondo. Torino: Lindau.

Ford M. (2017). Il futuro senza lavoro. Accelerazione tecnologica e macchine intelligenti. Milano: Il Saggiatore.

Greely H. T. (2017). La fine del sesso. E il futuro della riproduzione umana. Torino: Codice edizioni.

Morgan J. (2016). Il futuro del lavoro. Le persone, i manager, le imprese. Milano: Franco Angeli.

O’Neil C. (2017). Armi di distruzione matematica. Come i big data aumentano la diseguaglianza e minacciano la democrazia. Firenze: Bompiani.

Pearson C. S. (1992). Risvegliare l’eroe dentro di noi. Dodici archetipi per ritrovare noi stessi. Roma: Astrolabio – Ubaldini.

Ross A. (2016). Il nostro futuro. Come affrontare il mondo dei prossimi vent’anni. Milano: Feltrinelli.

Sharot T. (2017). La scienza della persuasione. Il nostro potere di cambiare gli altri. Milano: Feltrinelli.

Immagine: www.pixabay.com

 

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